Un referendum in Catalogna

La convocazione, per il prossimo primo di ottobre, di un referendum in Catalogna è un avvenimento  di straordinaria importanza, che mette in evidenza la necessità di un dibattito sul rapporto politico tra i cittadini catalani e lo Stato spagnolo. I firmatari del presente documento, tutti professori e ricercatori  universitari nel campo degli studi catalani, ispanici o iberici, reputano importante non rimanere al margine di tale dibattito ma di tentare di contribuirvi. Desiderano pertanto esprimere il proprio parere perché sono convinti che l’eccezionalità degli avvenimenti meriti una riflessione pubblica e aperta al maggior numero di opinioni e di temi.

Dopo la dittatura di Franco, il ristabilimento della democrazia in Spagna ha comportato un nuovo sforzo per trovare un inserimento della Catalogna all’interno della Spagna. Ma le restrizioni imposte dal processo di transizione allo sviluppo delle strutture democratiche (come la continuità istituzionale  di importanti componenti del regime franchista o la riformulazione del sistema delle autonomie dopo il tentato colpo di stato del 23 febbraio 1981), e le interpretazioni sempre più regressive della Costituzione del 1978, hanno fanno naufragare le speranze di un riconoscimento democratico delle differenze culturali e nazionali all’interno dell’attuale sistema politico. Anzi, in questi ultimi anni si è verificata un’inversione centralizzante.

L’unità di una comunità politica non può fondarsi esclusivamente sulla legge, come afferma chi si rifiuta di legittimare le rivendicazioni di una parte considerevole della società catalana: bisogna tenere conto della volontà liberamente espressa dei suoi cittadini. Dal 2010, dopo la sentenza della Corte Costituzionale sullo Statuto della Catalogna, i vari governi che si sono succeduti in Spagna (sia socialisti che popolari), con il sostegno attivo di altri gruppi parlamentari, hanno scelto di ignorare, quando non di sminuire apertamente, i tentativi di pervenire a una soluzione soddisfacente. La tendenza predominante nella cultura politica spagnola (benché non la sola) è stata l’imposizione dell’unità e lo sprezzo delle istanze di riconoscimento della pluralità linguistica, culturale e nazionale della Spagna.

I firmatari del presente documento sono convinti che non possa esserci soluzione senza una consultazione diretta e vincolante dei cittadini catalani. Da questa consultazione dipende il futuro non soltanto della Catalogna, ma dell’intera Spagna. Diversi sondaggi hanno dimostrato che oltre il 70% della popolazione catalana vuole esprimere la propria opinione in un referendum. Ciononostante, sia l’attuale governo spagnolo che la maggior parte dei partiti statali (con l’eccezione del gruppo formato da Unidos Podemos e i suoi affiliati) hanno ripetutamente affermato che una tale consultazione è impossibile e illegale e che faranno tutto il possibile impedirla.

E, cosa ancora più grave e preoccupante, con la loro ostinazione a delegittimare il sovranismo e l’indipendentismo, stanno avallando abusi e atti profondamente antidemocratiche commessi da settori della giustizia e della polizia, che — guidati da un Procuratore Generale biasimato dallo stesso Congresso dei Deputati— sono arrivati al punto di vietare manifestazioni informative e dibattiti per lo scambio di idee in varie parti dello Stato, violando così la libertà d’espressione e di riunione dell’intera cittadinanza. La negazione del diritto di decidere sta minando la legittimità del sistema politico in Spagna.

In questo momento, l’unica proposta di consultazione è il referendum indetto dal Governo della Catalogna per il primo di ottobre. E’ sicuramente una proposta imperfetta, che si scontra con diversi ostacoli, ma ora come ora è l’unica in discussione. Sarebbero possibili e auspicabili altri scenari di soluzione, ma è mancata la volontà politica di attuarli. Fintato che lo Stato spagnolo si rifiuterà di rendere fattibile una consultazione, pensiamo che la risposta più democratica sia difendere il diritto dei catalani di esprimere liberamente la propria volontà sul futuro politico della Catalogna e, quindi, fare un appello per la partecipazione della cittadinanza al Referendum del primo di ottobre.

 

(20 settembre 2017)

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